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Intervista a Claudio (TV), Mr. Leatherman Italy 2010

Claudio, 38 anni, della provincia di Treviso, è stato eletto, dalla giuria e dal pubblico, Mister LeatherMan Italy 2010, durante le due serate organizzate dal Leather Club Roma e da Leather Friends Italia il 23 e 24 Aprile a Roma.

Partiamo dall'inizio. Perché hai deciso di candidarti a Mister LeatherMan Italia 2010?
L’idea è partita un po’ per gioco, un po’ per provare una nuova esperienza. Man mano ho preso contatti con chi l’aveva già vissuta, anche all’estero: è diventato così un modo per conoscere realtà diverse. L'elezione è stata molto combattuta; ti aspettavi di vincere? Ci credevano di più i miei amici che io stesso!

Cosa significa per te essere Mister LeatherMan Italia 2010?
Se me l’avessero chiesto prima dell’elezione probabilmente non avrei saputo cosa rispondere. Ora mi sento notevolmente orgoglioso di rappresentare, anche all’estero, la comunità leather e tutte le persone che mi hanno votato.

La comunità Leather & fetish italiana è senz'altro più piccola rispetto a quella di molti altri paesi europei, anche se è vivace e ben organizzata. Pensi di poter portare un contributo al suo sviluppo?
In realtà, la scena leather italiana non è poi così piccola… forse è un po’ più sotterranea che in altri paesi, sia per qualche forma di individualità o timidezza e per timore dei pregiudizi degli altri.
A me piace molto creare momenti di aggregazione (una semplice pizza, una birra in compagnia o una serata in discoteca…), come ho fatto molte volte per l’associazione gaybikers di cui faccio parte. Se potrà servire una mano all’organizzazione di particolari eventi, sarò ben felice di farlo.

Come hai iniziato ad avvicinarti al mondo leather? E da quanto lo frequenti?
Ho iniziato ad avvicinarmi virtualmente oltre 10 anni fa, in virtù dei fetish che già sentivo. Il mio primo contatto fisico col mondo leather (a parte qualche amicizia…) è stato a Berlino nel 2003. Quella volta non ho combinato assolutamente nulla, intimorito com’ero…
Poi, le conoscenze e gli amici più stretti mi hanno aiutato ad approfondire ciò che cercavo.
Il viaggio non è ancora finito…

In Italia ci sono molti gay interessati al mondo leather e al fetish, che però non sanno come entrare a far parte della comunità; che consiglio senti di dar loro?
Tutto dipende un po’ dalla propria indole: un buon punto di partenza può esser uno dei due leather club italiani: Leather Club Roma e Leather Friends Italy, oppure un amico, che non solo permetta di espandere le proprie esperienze, ma che anche dia possibilità di conoscere la realtà più ampia della comunità.

Quali sono i prossimi eventi nazionali e internazionali a cui parteciperai?
Per vicinanza penso di partecipare alle feste organizzate dai club Italiani, come anche al Pride di Milano…
A livello internazionale di sicuro sarò al ‘Folsom Europe’ di Berlino a settembre e poi parteciperò dell’elezione di Mr. Leather Europe (incrociamo le dita!), il primo weekend di ottobre a Francoforte (per inciso: un ringraziamento al Leather Club Roma che mi ha offerto il biglietto come premio per l’elezione).
Senza dimenticare il ‘GLME Summercamp’ organizzato per l’ultima settimana di agosto dal CoMoG qui in Italia.

Cosa vuol dire per te essere un leatherman?
Essere un leatherman vuol dire essere me stesso con libertà e senza farmi condizionare dai pregiudizi, ad esempio vestendo ciò che più mi piace.

La comunità leather & fetish, con la sua mascolinità per certi versi esasperata, è molto diversa dallo stereotipo gay-fashion che viene diffuso da tutti i media italiani; secondo te perché questa differenza?
In realtà sono facce della stessa medaglia: esiste sia la mascolinità leather che il gay fashion, e molto altro ancora…
Ognuno dovrebbe sentirsi libero di essere come preferisce, vivere se stesso, i propri fetish e la propria sessualità.
E invece, in Italia, non è così facile…

Infine, vuoi ringraziare qualcuno per la tua elezione?
Ringrazio tutti i miei amici che mi hanno sostenuto, non solo quelli presenti alla serata, ma anche coloro che conosco tramite Internet. Il calore che ho sentito durante l’elezione mi ha fatto sentire veramente membro di una comunità e mi ha reso ulteriormente orgoglioso di rappresentarla.

 


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